Ripensare l’estrattivismo

 Quinto Seminario POE-Politica Ontologie Ecologie

 Pisa 24 – 25 novembre 2022

Aula Magna Palazzo Boileau, Via Santa Maria 85

 Programma – locandina

La questione dell’estrattivismo è al centro di un dibattito molto intenso, in corso da almeno tre decenni e in continua elaborazione. Ciò non solo per la complessità dei processi che l’espressione indica, ma per la loro evoluzione, legata alle trasformazioni del capitalismo.

Elaborato inizialmente nel contesto della critica alla permanenza dei modelli di sfruttamento coloniale in America Latina, il termine estrattivismo ha dunque assunto significati molto più ampi ed è stato utilizzato anche per definire fasi diverse della storia recente.

La prima formulazione ricorda molto la teoria della dipendenza: riguarda infatti l’esistenza di aree destinate dal mercato globale all’esclusiva funzione di estrazione di materie prime e aree che ricevono i beni e li usano. La questione dell’estrazione delle risorse e della divisione globale del lavoro è poi all’origine del passaggio dalla teoria della dipendenza a quella dei sistemi-mondo. Il tema dell’accumulazione per spossessamento (Harvey) si sovrappone inoltre spesso a quello dell’estrattivismo. 

Il dibattito è stato profondamente trasformato dalla fase dei governi progressisti e indigenisti latinoamericani. La tesi avanzata da Eduardo Gudynas, Maristella Svampa e altri è che al primo estrattivismo è seguito un neoestrattivismo, in cui le dinamiche estrattive sono rimaste inalterate, ma i proventi delle estrazioni sono stati reinvestiti dai nuovi governi progressisti e indigenisti latinoamericani a favore di interventi pubblici per la riduzione delle diseguaglianze.

Nell’ultimo decennio è emersa da un lato l’idea che l’estrazione progressivamente giunga a riguardare qualunque tipo di bene; dall’altro che il processo comporti sempre la privatizzazione di beni comuni. La tesi di fondo è pertanto che l’estrazione diretta di valore, assimilabile a quanto avviene nell’estrazione mineraria nel modello coloniale, contraddistingua ormai una fase generale del funzionamento del sistema economico globale. In questa prospettiva l’estrattivismo è visto come specifico regime di accumulazione (Gudynas) e modello di “occupazione territoriale” (Svampa), in quanto spiazza altre economie competendo per l’uso di acqua, energia e altre risorse.

Secondo Raul Zibechi il paradigma politico dell’estrattivismo è lo stato di eccezione. I processi estrattivi implicano una sottrazione alle popolazioni locali della capacità di azione politica e l’esclusione dalla sfera dei diritti. Il processo è più evidente nelle aree in cui anche la gestione del territorio è privatizzata e affidata a milizie private. Veronica Gago e Sandro Mezzadra propongono a loro volta un ampliamento della categoria di estrattivismo e riprendendo la questione del mutamento del sistema-mondo sostengono che l’intensificazione dello sfruttamento minerario abbia segnato il passaggio dal Washington Consensus al Commodity Consensus, dove le risorse estratte vengono lavorate tanto in Europa e Nord America quanto in Cina e in altri paesi del Sud-Est globale. L’estrattivismo ha inoltre stabilizzato il proprio rapporto organico con il mercato finanziario e riguarda ormai tutti i settori, non solo le materie prime.

Alcuni studi, soprattutto nordeuropei, utilizzano il termine neoestrattivismo per indicare i processi estrattivisti che colpiscono il territorio europeo e più in generale aree precedentemente centrali nel sistema-mondo. Sulla stessa linea altri distinguono tra estrattivismo, come processo che si realizzava solo nelle aree coloniali e estrattivismo globale come processo che definisce il nuovo regime di accumulazione.

Nel corso dell’ultimo decennio la questione dell’estrattivismo si è estesa al campo della ricerca scientifica e tecnologica. Silvia Rivera Cusicanqui, Leanne Betasamosake Simpson e Ramon Grosfoguel usano termini come “estrattivismo cognitivo” o “epistemico” per indicare la realizzazione di accumulazione sulle conoscenze e le pratiche culturali dei popoli colonizzati.

La questione dell’estrattivismo è dunque aperta, non solo per l’uso differente che si fa del termine, ma anche perché molti sono gli interrogativi relativi all’evoluzione e all’attuale situazione dei processi estrattivi. In che termini si definisce l’estrattivismo a livello globale? Esiste una dimensione neoestrattivista al di fuori del contesto latinoamericano? È possibile immaginare un processo di accumulazione senza estrazione e il modo in cui essa si è imperniata sul legame centro-periferia? La riduzione del numero di beneficiari dei processi estrattivi e il verificarsi di esperienze simili nel contesto del Nord consente di parlare di estrattivismo interno? Come funzionano le segmentazioni di esclusione classiche dei modelli di sfruttamento patriarcale o razziale nell’azione estrattivista? Se, come sostiene Gudynas, è possibile costruire intorno all’idea di transizione post-estrattiva un’idea di superamento dello sviluppo capitalista, esiste una proposta post-estrattivista applicabile a livello globale?

Il Quinto Seminario di POE si inscrive in questa problematica, senza la pretesa di affrontarne in modo esauriente i risvolti ma provando a effettuare alcuni carotaggi su temi di scottante attualità.

La prima sessione evoca la dimensione politica dell’estrattivismo, inteso nella sua accezione più larga e in connessione con l’idea di stato di eccezione. L’intervento di apertura di Gloria Pessina riguarda la violenza ambientale, con i suoi tempi, spazi, dinamiche e resistenze. Viene prestata particolare attenzione alle forme non dirette e strutturali di violenza contro gli ecosistemi, come la violenza lenta e infrastrutturale, nel loro rapporto con le disuguaglianze sociali, l’ingiustizia spaziale, il razzismo ambientale e la procrastinazione legale. Riconoscendo l’importanza dell’interazione tra specificità territoriali e sviluppo concettuale, e guardando a esempi concreti l’intervento evidenzia come alla violenza ambientale si contrappone un vasto repertorio di forme di resistenza, dalle iniziative locali di base alle innovazioni giuridiche a livello internazionale. Le scienze sociali hanno un ruolo nel contrastare la violenza ambientale e nel produrre una teoria critica contro le nuove forme tecnocratiche e di sfruttamento della natura. 

L’intervento di Gloria Pessina e la discussione seguente costituiscono anche l’occasione di una presentazione dell’Handbook of Critical Environmental Politics di recentissima pubblicazione presso l’editore Elgar a cura di Luigi Pellizzoni, Emanuele Leonardi e Viviana Asara, cui Gloria Pessina ha contribuito. La sessione intende anche costituire l’occasione di inaugurazione scientifica del neo-costituito Centro Interuniversitario “Ecologia Politica e Società”.

Il secondo tema affrontato dal seminario a partire dall’intervento di Elisa Greco è la questione alimentare. Dopo la crisi finanziaria globale del 2007/8, tale questione è riemersa come nodo centrale del capitalismo contemporaneo. La natura a buon mercato e il cibo a buon mercato sono prodotti nell’interazione tra la produzione di valore – attraverso lo sfruttamento dei lavoratori – e l’estrazione di rendita – attraverso la violenta cancellazione dei “doni gratuiti della natura” nella relazione sociale della proprietà privata, che definisce le ecologie politiche neoliberali (Swyngedouw et al.). L’intervento di Elisa Greco introduce il quadro concettuale dei regimi di valore globale (Araghi) per comprendere l’ultima crisi alimentare e la sua relazione con le tendenze sistemiche del capitalismo contemporaneo. Questo modo di produzione e di relazione sociale indiretta è allo stesso tempo una totalità e un sistema che funziona attraverso un regime di valore globale, che ha visto una predominanza dell’estrattivismo nel Sud globale. L’intervento sostiene che i mercati finanziari contemporanei hanno implicazioni molto profonde sul sistema alimentare globale. Introduce i concetti centrali di valore e rendita, come concetti congiunti nella teoria di Marx, mostrando come questi si intersecano nei processi contemporanei di cambiamento agrario, mentre le recinzioni delle terre e i nuovi investimenti nelle frontiere delle merci erodono il lavoro e la natura in un processo congiunto di sfruttamento e appropriazione che è costitutivo del capitalismo nella sua totalità.

Terzo tema, discusso nell’ultima sessione del seminario a partire dall’intervento di Lorenzo Beltrame, è quello del biovalore, o meglio, dei biovalori, data la molteplicità delle pratiche di valorizzazione nella biomedicina contemporanea. Che quest’ultima sia sempre più investita da un processo di valorizzazione economica è ormai dato per scontato, non solo nelle scienze sociali ma anche nel discorso pubblico non specialistico. Mentre la riflessione bioetica indaga i problemi di interconnessione tra diversi valori nelle pratiche biomediche, le scienze sociali e gli Science and Technology Studies hanno iniziato in tempi più recenti ad affrontare il tema delle diverse valorizzazioni in gioco nella biomedicina. Concetti come biocapitale, biovalore e biolavoro (o lavoro clinico) sono stati proposti in un quadro analitico che ha considerato lo slittamento della ricerca biomedica verso pratiche sempre più aziendalistiche e capitalistiche (K. Sunder Rajan), sottolineando come la mobilizzazione biotecnologica delle entità biologiche sia ormai annessa all’accumulazione capitalistica (M. Cooper). Partendo da una ricognizione critica di questi modelli, e attraverso l’utilizzo di casi esemplari, l’intervento di Beltrame discuterà come nuovi approcci emersi all’interno degli STS (K. Birch) permettano di focalizzare meglio lo sguardo analitico sulle differenti pratiche di valorizzazione. Questi nuovi approcci, che si servono dell’apparato teorico e metodologico dei Valuation Studies, non solo consentono di cogliere in maniera analiticamente più solida i processi di valorizzazione finanziaria che caratterizzano l’industria biotech e farmaceutica, ma permettono una comprensione più fine delle pratiche con cui gli attori in campo producono, assemblano, allineano e gestiscono diversi valori. In questo modo, è possibile ricostruire la genesi dei diversi modelli di valorizzazione (economica, epistemico-clinica, morale e sociale) nei campi della biomedicina e ridiscutere le diverse poste in gioco di carattere normativo.

 

Programma

Giovedì 24 Novembre
15:30-16:00

Inaugurazione delle attività del Centro Interuniversitario
“Ecologia Politica e Società”

16:00-19:00

Ecologia politica critica:
Handbook of Critical Environmental Politics
(Edward Elgar 2022)

Introduzione dei curatori
Luigi Pellizzoni (Università di Pisa)
Emanuele Leonardi (Università di Bologna)
Viviana Asara (Università di Ferrara)

Violenza ambientale: tempi, spazi, dinamiche e resistenze
Gloria Pessina (Politecnico di Milano)

Discussants:
Salvo Torre (Università di Catania)
Miriam Tola (Università di Losanna)

Venerdì 25 Novembre
9:30-12:30

Estrattivismo e agricoltura.Valore, finanza e cibo

Chair:

Alice Dal Gobbo
Elisa Greco (Università di Lille)

Discussants:
Maura Benegiamo (Università di Pisa)
Laura Centemeri (EHESS/CNRS)

14:30-17:30

Estrattivismo e nuove tecnologie La produzione
del valore nella biomedicina contemporanea

Chair:

Ivano Scotti
Lorenzo Beltrame (Università di Trento)

Discussants:
Dario Minervini (Università Federico II Napoli)
Roberta Raffaetà (Università Ca’ Foscari Venezia)